Cinque domande ad Andrea Mennillo: “Tensioni Stati Uniti e Iran, lo strappo di Trump mette in crisi un intero sistema economico”

Lo scorso 8 maggio, Trump ha annunciato l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare voluto da Obama nel 2015. Si apre un complicato scenario internazionale. A giovarne potrebbero essere l’Europa, la Russia e anche la Cina non proprio ‘amica’ degli Usa. L’annuncio dell’amministrazione americana di uscire dall’accordo sul nucleare iraniano ha già avuto le prime conseguenze.

Siamo nel cuore di New York, all’università di Fordham, dove Andrea Mennillo, stimato economista ed esperto di questioni internazionali, ha appena ricevuto un importante riconoscimento per il suo contributo accademico. Lo abbiamo raggiunto e gli abbiamo chiesto un commento sull’ultima svolta nelle relazioni USA-Iran.

1. Dottor Mennillo, ci spieghi cosa succederà adesso

Trump vuole usare il pugno duro: ha detto che le sanzioni saranno applicate al massimo livello contro l’Iran ma anche contro quelle aziende e banche occidentali che continueranno a fare affari con Teheran. Bisogna però tenere conto degli aspetti pratici che, come sempre, sono più complessi delle semplici parole. Gli affari si concludono attraverso contratti, che vanno rispettati. Così, mentre è semplice per l’amministrazione americana mettere subito al bando quelli nuovi, più complicato è regolare quelli già esistenti. Per questi, Trump ha concesso a imprese e società finanziarie fino a 180 giorni di tempo per uscirne. Si tratta comunque di un lasso di tempo abbastanza lungo, durante il quale tutto può succedere. Immagino in particolare manovre diplomatiche di ogni tipo per cercare di ammorbidire la situazione.

2. La scelta di Trump potrebbe avvicinare l’Iran alla Cina?

Certo che sì. L’intento di Trump è ovviamente di colpire l’export di greggio dall’Iran, anche se questo non sarà l’unico settore a risentirne. Una conseguenza immediata sarà sulle forniture di petrolio a Pechino, che ora saranno senz’altro più accessibili. Ma non c’è solo il petrolio in questione. Sono banditi contratti commerciali di ogni tipo, anche per l’acciaio e i prodotti alimentari. Fra tutti i Paesi, sicuramente la Cina continuerà a mantenere aperti i canali di scambio con l’Iran. La Cina che vanta un’economia in costante crescita ha bisogno del greggio di Teheran. Solo lo scorso anno ha rappresentato l’80% degli scambi commerciali tra i due Paesi. Inoltre, se gli europei decideranno di accettare le regole di Washington e bloccare l’acquisto di petrolio, la mancanza di acquirenti rappresenterà comunque un ulteriore vantaggio per i cinesi.

3. È a rischio anche l’Italia?

Se consideriamo che l’Italia tra i Paesi europei è quello che attualmente fa i maggiori affari con Teheran la risposta si può immediatamente intuire. Ci sono commesse nei settori dell’energia e delle infrastrutture per circa 30 miliardi di euro di controvalore, tanto per renderci conto. Gli accordi sul nucleare firmati dall’allora presidente Obama permisero all’Italia di riprendere con maggiore vigore i rapporti economici con l’Iran. Parliamo di due miliardi di esportazioni per l’anno scorso. Il petrolio rappresenta invece la principale voce delle nostre importazioni dall’Iran. Non a caso l’Eni ha rapporti ben consolidati in Iran, cui l’attuale politica di Trump potrebbe rappresentare un rischio. Gli americani non sembrano lasciare spazio a compromessi: i rapporti con l’Iran devono essere interrotti. Diversamente potrebbero esserci conseguenze per quelle società che operano anche con il sistema bancario americano. Si consideri che l’Eni ha interessi anche in Texas e Alaska… Ma l’Eni non sarà l’unica a subire ripercussioni. C’è infatti una grossa fetta di società legate al settore delle infrastrutture con interessi aperti in Iran subito dopo la firma degli accodi sul nucleare. Si parla di accordi per centinaia di milioni di euro. Il disappunto manifestato dall’Italia e da altri partner europei potrebbe tuttavia favorire un alleggerimento delle posizioni della Casa Bianca.

4. E la Russia come si pone in questo scenario?

La Russia potrebbe avere vantaggi sul fronte Siriano, trovandosi nella posizione di ottenere maggiori concessioni dall’Iran sulle condizioni di un accordo di pace in Siria. Mi sembra che Donald Trump abbia, in sostanza, rafforzato la posizione di Putin in Medio Oriente. Stesso effetto ha la posizione dell’Europa che, nella sua determinazione a non abbandonare l’accordo siglato da Obama con l’Iran, si è di fatto allontanata dagli USA, avvicinandosi a Russia e Cina, e quindi all’Iran.

5. Secondo lei Trump non rischia l’isolamento?

E’ di sicuro un’eventualità. Bisognerà vedere quale è il reale obiettivo del Presidente americano. Di certo, Trump non ha mai gradito l’accordo sul nucleare negoziato dal suo predecessore Obama. E’ stato più volte lo stesso Trump a ribadire che l’accordo è pieno di “terribili imperfezioni” e andrebbe cambiato. C’è però da chiedersi se vale la pena dare un simile scossone agli equilibri geopolitici internazionali per correggere un accordo che, tutto sommato, ha inaugurato una nuova stagione nelle relazioni fra mondo occidentale e un Paese determinante per le sorti del Medio Oriente come è l’Iran.

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