Cinque domande ad Andrea Mennillo: “L’importanza di un solido bagaglio valoriale per una nuova generazione di business leader”

Gabelli School of Business, la scuola di business di Fordham University, dedicata alla formazione della classe dirigente del futuro, in occasione della cerimonia degli Award 2018, ha premiato gli studenti più meritevoli della prima edizione del corso di laurea in Global Business, partito nel 2014.

La premiazione ha coinvolto non solo gli studenti, ma anche tutti coloro che hanno contribuito a dare un’impronta internazionale al percorso formativo proposto da Gabelli School. Fra questi, in particolare, il Dott. Andrea Mennillo, cui è stato consegnato l’International Awareness Award 2018, un importante riconoscimento attribuitogli per la prospettiva internazionale trasmessa agli studenti.

Durante la cerimonia presso il Lincoln Center a New York, al Dott. Andrea Mennillo è stato chiesto un parere sul rinnovato ruolo della formazione, in particolare sulla preparazione che Gabelli School of Business può fornire alla nuova generazione di leader nell’attuale scenario in continua evoluzione. Di seguito, un estratto dell’intervista.

1. Dott. Mennillo, in questa era digitale in cui innovazione e trasformazione permeano quasi ogni aspetto della società, come sta cambiando il modo di fare business?

Oggi più che mai è necessario essere consapevoli che il progresso deve avere un duplice obiettivo: essere proficuo e allo stesso tempo coerente con un preciso insieme di valori guida. In questa era digitale, non possiamo permetterci di non porre dei limiti ai nostri comportamenti. Un messaggio che ho espresso chiaramente nella mia lezione al corso di Introduzione al Business della professoressa Donna Rapaccioli, preside di Gabelli School of Business. È infatti fondamentale preparare gli studenti a diventare donne e uomini di business consapevoli del fatto che in futuro potrebbero trovarsi a dover scegliere tra il successo a tutti costi e il rispetto dei valori etici. Sono studenti che si trovano nella scuola giusta e nel momento giusto della loro vita per affrontare questi aspetti. Una scuola che fornisce loro l’opportunità di formarsi e di costruirsi, anche nel carattere, prima di affrontare le difficili scelte che a volte la vita professionale può presentare.

2. Secondo lei, quali sono le competenze manageriali più importanti per affrontare l’attuale contesto in evoluzione?

Nella nostra società digitale, dove tecnologia e automatizzazione plasmano il modo di fare business, abbiamo bisogno di ripensare il concetto di formazione. A mio parere, questa è un’opportunità per realizzare una vera e propria rivoluzione delle competenze. A tal proposito, vorrei fare riferimento al World Economic Forum, che ha inserito tra le competenze chiave del futuro l’empatia e la collaborazione.

Di certo, quando parliamo di empatia, ci riferiamo a una capacità innata, a un aspetto della nostra natura umana che ci dice che siamo intersoggettività. Questo è un concetto che emerge continuamente quando parliamo di relazioni manageriali e di argomenti squisitamente aziendali come la leadership e la gestione del cambiamento. Diventa quindi molto importante lavorare sulle proprie capacità relazionali, perché è questa la strada per costruire una società più umana basata sulla cooperazione.

Inoltre, la vita di ognuno di noi segue un proprio destino che non possiamo però governare, ma che invece possiamo orientare lavorando sulle nostre abilità con impegno e responsabilità. Credo che, in questo senso, le quattro virtù cardinali siano i nostri migliori principi guida: prudenza, coraggio, temperanza e giustizia. Metterle in pratica nella vita di tutti i giorni richiede scelte consapevoli: quelle scelte che ci aiutano a indirizzare le nostre decisioni senza però superare i limiti.

3. Secondo lei, l’insegnamento delle competenze manageriali nelle università – e in particolare presso la Gabelli School of Business, è al passo con i tempi?

L’insegnamento delle competenze manageriali ha un ruolo fondamentale nel fornire alle nuove generazioni gli strumenti per dare un contributo positivo alla nostra società globale. Conosco molto bene Gabelli School of Business e il suo dipartimento di management, non solo perché vi ha studiato mio figlio Francesco, ma anche perché collaboro con loro attivamente contribuendo con la mia esperienza e le mie riflessioni personali su cosa voglia dire fare impresa nei mercati globalizzati. Conoscenza, etica ed eccellenza sono i punti di forza che hanno reso Gabelli School of Business leader nella formazione aziendale socialmente responsabile. Un approccio fondamentale per creare una nuova generazione di business leader consapevoli e preparati. Mi piace ricordare il motto ispiratore di Sant’Ignazio, fondatore dell’ordine dei Gesuiti e fautore di un insegnamento basato su valori etici: “Sii migliore, fai di più, aiuta gli altri.”. A questo vorrei aggiungere: “Vai nel mondo”.

4. Lei è parte attiva di Fordham Community. Cosa pensa dei differenti stili di management in Europa e negli Stati Uniti?

Lo stile manageriale gioca un ruolo decisivo nella competitività di una società e influenza anche la crescita economica di un territorio e di un Paese: costruisce cultura e guida le decisioni per affrontare le sfide. In uno scenario complesso, le società che reagiscono meglio sono caratterizzate da comportamenti manageriali dinamici e “solidi”, ovvero orientati alla costruzione di relazioni proficue in grado di produrre risultati, qualità, efficienza e un’identità aziendale eticamente definita.

Se paragoniamo lo stile manageriale americano a quello europeo, di sicuro vediamo due diversi stili organizzativi dettati dalle evidenti differenze culturali. Ad ogni modo, in una società globalizzata come la nostra e nel mezzo di una trasformazione che coinvolge strategie e mercati, vedo centrale il fattore “fattore umano” inteso anche come buonsenso, lungimiranza ed equilibrio.

5. Dott. Mennillo, quali sfide ci attendono?

Non c’è dubbio che la globalizzazione sia ormai una presenza costante nelle nostre vite. Possiamo vederla in diversi modi: come incontro fra le diversità, come parte della nostra natura umana votata all’intersoggettività, come desiderio di complementarietà.

Qualsiasi sia il modo in cui scegliamo di vederla, ciò che non deve cambiare è un approccio basato sull’etica. In questa interdipendenza di culture, l’etica deve, infatti, essere la base comune sulla quale costruire reciproca conoscenza e cooperazione. Il dialogo è lo strumento più importante di cui disponiamo a tale scopo.

Questo è l’unico modo in cui possiamo costruire una prospera comunità globale. Etica e business non sono in competizione, ma complementari. E’ proprio da qui che la nuova generazione di leader può trovare l’ispirazione per andare nel mondo con successo. Le imprese hanno una grande responsabilità nel costruire una società migliore e lo possono fare anche andando ben oltre il semplice profitto.

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