Etica e Business: discorso di Andrea Mennillo alla Fordham University’s Gabelli School of business

Saluti iniziali

Buon pomeriggio a tutti. Vorrei ringraziare la professoressa Rapaccioli per avermi dato l’opportunità di esprimere il mio punto di vista sulla delicata relazione tra etica e business.

Cos’è il progresso?

Oggi più che mai è necessario essere consapevoli del duplice obiettivo che lo sviluppo deve necessariamente soddisfare: essere proficuo e rispettare un solido insieme di valori cardinali.

In questa era digitale, dove innovazione e trasformazione permeano quasi interamente la nostra società – e in particolare il nostro modo di fare business – non possiamo permetterci, parlando di progresso, di trascurare comportamenti e limiti umani.

Questo aspetto è attualmente oggetto di studio e di dibattito da parte della Pontificia Accademia per la Vita, l’istituzione della Chiesa Cattolica che studia uno dei più controversi dilemmi etici della nostra epoca: il rapporto tra scienza e fede.

Il sapere scientifico è fondato su prove e ricerche empiriche. La fede si basa su credenze religiose e mistero. Qual è dunque la strada giusta per riconoscere lo straordinario contributo che la scienza può apportare alla vita umana?

Di certo è quella etica. E qui entriamo nel campo della bioetica, uno degli argomenti più impegnativi che la cristianità si trova ad affrontare.

Immagino vi stiate domandando se sono nel corso sbagliato… tranquilli, sono nel corso giusto, quello di “Introduzione al Business” della professoressa Rapaccioli.

Ragazzi, siete al secondo anno, vi state preparando per diventare uomini d’affarifra pochi anni potreste trovarvi di fronte a un grande dilemma: dover scegliere tra avidità e virtuosità.

Come studenti della Gabelli School of Business siete nel periodo giusto della vostra vita per riflettere su queste questioni. Avete il privilegio di studiare in questa scuola e di costruire il vostro carattere prima di confrontarvi con i dilemmi etici della vostra quotidianità lavorativa.

Di certo, il modo di lavorare oggi è molto cambiato rispetto a quando iniziai in Price Waterhouse negli anni ’80.

La multinazionale che sarebbe diventata l’odierna PWC stava muovendo i primi passi nel mondo della consulenza. Eravamo principalmente revisori e consulenti e c’era un solo computer in tutto il dipartimento… eravamo obbligati a condividere quell’unico computer ma allo stesso tempo avevamo il dovere di proteggere le informazioni dei clienti… quella fu una grande opportunità per applicare comportamenti etici sul nostro posto di lavoro.

Da allora, quasi ogni aspetto della nostra vita e quasi ogni settore industriale si è trasformato con l’arrivo di Internet e delle altre potenti tecnologie.

In pochissimo tempo, ci siamo evoluti tanto da introdurre la tecnologia in ogni ambito, perdendo tuttavia il contatto con alcuni aspetti della nostra natura umana.

Impariamo dagli antichi greci

Emozioni… creatività… immaginazione… questo è ciò che permette alle persone di stare bene insieme. Sapete meglio di me quanto oggi siamo interconnessi attraverso i social media, ma sapete anche quanto possa essere difficile condividere le migliori qualità umane nel mondo digitale.

Personalmente, credo che nella nostra società così connessa, l’etica debba avere un posto privilegiato, essere una costante della vita umana. È una guida importante per vincere le sfide della complessità di oggi.

Per capire meglio, guardiamo indietro nel tempo… più precisamente all’antica Grecia, la culla della filosofia etica occidentale.

Qui sono nati alcuni dei più grandi dibattiti etici. Le idee di Socrate, Platone e Aristotele ruotavano intorno al verbo educare, dal latino ex (fuori) e ducere (condurre), che vuol dire appunto “portare fuori”; significa far emergere capacità e talenti di ogni persona – significa costruire la personalità…

L’obiettivo ultimo di questa attività educativa era rendere gli individui consapevoli di essere creatori e operatori di civiltà, e di essere in grado di plasmare la società, migliorandola per arrivare a una pacifica convivenza.

Una buona convivenza come fine ultimo della Polis

Questo è ciò che i greci chiamavano Eudaimonìa. Deriva dal prefisso eu (buono) e da daimon (spirito, anima): ecco la loro concezione di felicità. Possiamo qui vedere la felicità sia come obiettivo di vita, sia come fondamento dell’etica.

La felicità aveva infatti un ruolo preciso nell’indirizzare la condotta delle persone. Secondo Aristotele, felicità significava vivere in modo virtuoso, non solo per sporadici e brevi periodi, ma nel corso di una vita intera. La felicità era un orientamento dell’anima.

Era questo l’obiettivo delle poleis, le città-stato greche (la più completa forma di organizzazione politica della storia occidentale). Nella polis, il “buon vivere” era semplicemente la felicità di ogni cittadino, ottenuta grazie al logos, il principio razionale che unisce e dà senso alla vita comunitaria. Il logos permette il dialogo e il giudizio su cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, cosa sia bene e cosa non lo sia.

I neuroni specchio confermano la filosofia dei greci

Per Aristotele, la polis possedeva un profondo significato. Era una comunità, una presenza fisica, una rete di relazioni. La comunità nasceva per rendere possibile la vita e creare le condizioni per una buona esistenza.

Più di 2000 anni dopo, possiamo leggere questo pensiero alla luce delle scoperte di Giacomo Rizzolatti, l’autorevole neuroscienziato italiano dell’università di Parma. Negli anni ’90, il professor Rizzolatti scopre l’esistenza dei neuroni specchio, cellule del cervello che si attivano sia quando un individuo esegue un’azione sia quando lo stesso individuo osserva la medesima azione compiuta da un altro soggetto.

Ma i neuroni specchio si attivano anche con le emozioni e sono il motivo per cui soffriamo quando vediamo qualcuno soffrire. Sono i mattoncini dell’empatia – tutti noi li abbiamo. Queste piccole cellule che ci predispongono a vivere in relazione con gli altri ci dicono che siamo comunità.

L’arte di costruire la personalità

Una volta chiarita la nostra intelligenza sociale, l’etica e l’arte di lavorare su noi stessi potrebbero essere le chiavi per costruire una società più umana, basata sulla collaborazione.

Nel corso della vita di ognuno di noi ci sono due variabili da considerare: il destino, che non possiamo influenzare e la personalità, su cui possiamo lavorare.

A noi interessa la personalità… lavorare sul proprio carattere richiede impegno e responsabilità. Per fare questo, è importante avere come punto di riferimento le quattro virtù cardinali: prudenza, fortezza, temperanza e giustizia.

Praticare queste virtù nella vita di ogni giorno richiede la capacità di fare scelte consapevoli. Queste virtù possono aiutarci a indirizzare le nostre decisioni e possono mostrare i nostri limiti.

Quando l’avidità vince sui valori

Un esempio è la crisi finanziaria e bancaria, iniziata nell’estate del 2007, in particolare negli Stati Uniti e in Europa, causata da operazioni finanziarie spregiudicate di grandi banche multinazionali. Il risultato è stato un quadro normativo sempre più stringente per prevenire ulteriori distorsioni del mercato.

Chiediamoci però quale sia stata veramente la scintilla ad attivare la crisi globale. La risposta è immediata, troppi banchieri avevano decisamente sorpassato i loro limiti, letteralmente e metaforicamente.

Le banche multinazionali, in particolare quelle statunitensi ed europee, avevano portato avanti attività creditizie e finanziarie in maniera decisamente poco etica. I banchieri avevano lasciato che l’avidità vincesse sui loro valori, dimenticando il loro ruolo nelle rispettive comunità.

Ambizione e avidità sono alcune tra le forze che John Maynard Keynes definiva “spiriti animali”… forze che ci motivavano ad agire, a prendere l’iniziativa, ad accettare un determinato incarico.

Queste motivazioni possono sicuramente essere utili per il nostro miglioramento e per la nostra crescita. Però dobbiamo fare attenzione e non farle interferire con la nostra etica e la nostra morale, perché questo ci porterebbe alla rovina – professionale e personale.

Infine, non dimentichiamo che rispetto e onestà sono le fondamenta per costruire quelle relazioni durature necessarie a raggiungere gli obiettivi.

Fiducia e prudenza, le nostre più importanti risorse

Fare affari è un’attività strettamente personale in cui la fiducia gioca un ruolo fondamentale. Poi ci sono le quattro virtù cardinali dove la prudenza, che è chiamata Auriga Virtutum, il cocchiere delle virtù, è considerata la più importante.

La prudenza ci consente di formulare un personale giudizio critico – per mettere in pratica principi e giudizi morali, per permetterci di determinare cosa sia bene e cosa no. Per formulare giudizi personali bisogna essere umili. In caso contrario il vostro ego interferirebbe con le vostre decisioni.

Papa Francesco ha ottenuto un forte consenso a livello globale proprio grazie alla sua umiltà. Egli sostiene che l’umiltà sia indispensabile, ma essere umili, precisa, non significa essere gentili o cortesi – essere umili vuol dire sapere accettare le sconfitte e imparare dagli errori.

Riscattarsi imparando dagli errori

Michael Milken offre un brillante esempio di riscatto.

All’apice del suo successo negli anni ’80, il “Junk Bond King” guadagnava tra i 200 e i 550 milioni di dollari l’anno. In seguito, fu ritenuto colpevole di frode finanziaria e dovette scontare 10 anni di prigione.

Durante tutto il periodo di prigionia lavorò assiduamente per espiare le sue colpe. Promosse campagne di sensibilizzazione sul tema del cancro alla prostata raccogliendo fondi per debellare questo tipo di malattie. Per questo è stato encomiato come sostenitore della ricerca in ambito sanitario.

Un simile destino ebbe l’ex direttore finanziario di Enron, Andy Fastow, colpevole anch’esso di frode… uscito di prigione nel 2011 e capito l’errore iniziò a raccontare a tutta l’America quanto fosse stato facile cadere nella trappola dell’avidità e quando fosse stato dannoso…

Di sicuro, accettare le proprie sconfitte, ammettere i propri sbagli significa dare una svolta etica all’esistenza. Per cui vi esorto a non dimenticare mai di mettere l’etica al primo posto nella vostra vita.

Etica e business non sono in contrasto

Siete studenti pronti a spiccare il volo nel mondo degli affari. C’è un altro aneddoto dall’antica Grecia che vi voglio raccontare e che può indirizzarvi in questo viaggio. Il mito di Icaro, un figlio che ignorando le raccomandazioni del padre volò troppo vicino al sole. Icaro sopravvalutò le proprie capacità fino al punto di perdere il contatto con la realtà. Il suo orgoglio, Hybris, derivante dai privilegi e dal potere, lo portò alla rovina.

Avere il coraggio di ammettere le proprie debolezze e, a differenza di Icaro, essere consapevoli dei propri limiti, sarà ciò che vi distinguerà e che aggiungerà valore ai vostri meritati successi. È importante mantenere l’orgoglio sotto controllo attraverso ciò che i greci chiamavano Metis: la saggezza. E quando citiamo la saggezza riaffiora il valore della prudenza.

Etica e business non sono ambiti in contrasto – sono la strada vincente per la sostenibilità. La sfida di oggi è di prepararci ad essere donne e uomini con un solido bagaglio di valori etici, di competenze finanziarie e con un forte spirito imprenditoriale.

Ricordatevi che come diceva Aristotele “solo gli angeli o le bestie vivono al di fuori della polis…” e noi siamo uomini e donne!

Voglio lasciarvi con questi spunti di riflessione e sono ora felice di lasciare spazio alle vostre domande.

Grazie a tutti!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *