G20 – 2018: una nuova occasione di dialogo per USA e Cina?

Le principali potenze economiche mondiali riunite a Buenos Aires. Sul tavolo commercio, lavoro, sostenibilità e infrastrutture. Occhi puntati sui rapporti fra Stati Uniti e Cina.

Al G20 2018, appena chiuso a Buenos Aires lo scorso primo dicembre, hanno preso parte i leader delle più importanti economie del mondo. Un appuntamento che aspettavo con un certo interesse, visto il complesso scenario internazionale, ogni giorno sempre più costellato da nuove tensioni e dal ritorno di un forte desiderio di nazionalismo. Al G20 si confrontano i Paesi più potenti al mondo, un grande evento che consente di “prendere la temperatura” delle relazioni fra gli Stati e di intuire i possibili cambiamenti nella gerarchia delle potenze che dominano la scena economica internazionale. Un incontro importante, quasi cruciale, in questo momento delicato, dove ci sono ancora equilibri instabili che rischiano di saltare ed equilibri precari che vanno preservati. A Buenos Aires erano tanti gli argomenti da affrontare e, come era da aspettarsi, Stati Uniti, Cina e Russia sono stati i tre protagonisti assoluti. Presenti anche, fra gli altri, Italia, Giappone e Unione Europea. Nel corso della due-giorni di incontri si è discusso principalmente di economia e finanza, ma anche di Brexit e di relazioni commerciali.

Di particolare interesse quest’ultimo punto, visto che il commercio internazionale sta diventando un terreno su cui soprattutto Stati Uniti e Cina si stanno confrontando per far prevalere il proprio peso nello scacchiere internazionale. Il tutto sotto gli occhi attenti di una Russia che sembra aver ricucito gli antichi strappi con Pechino e che è pronta ad entrare in gioco insieme al gigante asiatico.

Molto seguito anche a livello mediatico l’incontro, a margine della conferenza, tra Donald Trump e il Presidente cinese Xi Jiping. Un incontro dai toni apparentemente distesi, dopo mesi di scontri e di tensione alle stelle. Due ore e mezza di colloquio per sancire, finalmente, una tregua sui dazi (motivo dello scontro tra le due potenze) che durerà 90 giorni. Tre mesi di tempo per trovare un accordo definitivo che aprirà poi una nuova fase di dialogo tra le due potenze economiche. Lo stesso Trump ha promesso che il primo gennaio non scatterà più l’aumento del 25% sui prezzi di oltre 200 miliardi di dollari di prodotti “made in China”. In cambio, il leader cinese si è impegnato ad acquistare immediatamente dagli Stati Uniti una serie di prodotti agricoli, industriali, energetici, colpiti dalle misure restrittive già messe in campo da Pechino. Se però entro i novanta giorni stabiliti non ci sarà l’intesa, allora scatteranno i nuovi dazi da parte degli Stati Uniti e certamente assisteremo al ritorno di tensioni per ora scongiurate.

Ma, più in dettaglio, in cosa consiste la tregua dei dazi? Come detto, gli Stati Uniti hanno promesso che, dal primo gennaio prossimo, lasceranno temporaneamente al 10% le tariffe su duecento miliardi di dollari di merci esportate dalla Cina verso gli Usa, senza il prospettato rialzo al 25%, come era invece previsto. Tuttavia, gli aspetti su cui bisognerà trovare un accordo sono numerosi: ci sono i negoziati su import ed export di tecnologia, sulla protezione della proprietà intellettuale, sulle barriere non tariffarie, sulle cyber-intrusioni e i cyber-furti, sui servizi e sull’agricoltura. Ma se non si giungerà a nessun accordo, Trump ha già fatto sapere che le tariffe dal 10% saranno portate al 25% con gravi ripercussioni su tutta l’economia made in Cina e ricadute sulle Borse internazionali e sull’Europa stessa. Questo sarà un ulteriore terreno di confronto fra le due super-potenze e, data la posta in palio, potrebbe essere nell’interesse di Trump smorzare i toni e ricondurre la relazione con Pechino lungo i binari di una collaborazione dialogante, soprattutto alla luce del recente riavvicinamento dei cinesi al gigante Russo, con il quale condividono i difficili rapporti con l’Occidente.

I prossimi tre mesi saranno dunque cruciali per delineare i futuri equilibri internazionali. Già Russia e Cina hanno dato dimostrazione di intesa e di forza militare con l’esercitazione congiunta “Vostok 2018” dello scorso settembre. Un inasprimento delle relazioni con gli Stati Uniti sarebbe certamente un forte fattore di incertezza per i futuri sviluppi dell’economia mondiale. Non c’è infatti in ballo solo la futura stabilità economica di Usa e Cina, ma anche di tutti quei Paesi che ruotano intorno ai due colossi. Ci sono però, a mio avviso, le condizioni per sperare in un esito positivo della vicenda, anche considerando l’aiuto offerto dalla Cina nel prossimo importante incontro del presidente americano con il leader nordcoreano Kim Jong-un.

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