I servizi finanziari in Europa: intervento di Andrea Mennillo alla Gabelli School of Business di Fordham University

Introduzione

Buon pomeriggio e benvenuti a questo importante evento in cui si farà il punto sul mercato dei servizi finanziari in Europa. Un argomento quanto mai attuale.

Prima di iniziare, vorrei anzitutto congratularmi con la preside Donna Rapaccioli e la sua squadra per il successo che sta riscuotendo questa edizione dell’International Business Week. Credo, infatti, che insegnare economia aziendale secondo una prospettiva globale sia oggi il modo migliore di approcciare la materia.

E’ per me un onore condividere questo momento con due figure di rilievo dell’industria dei servizi finanziari.

Stefano Marsaglia, Direttore Esecutivo di Mediobanca, forte di un’esperienza trentennale nel settore, e Greg Minson, Amministratore Delegato di Goldman Sachs, che ha iniziato il suo lungo percorso professionale proprio qui alla Fordham University, dove si è laureato in economia 20 anni fa.

Stefano e Greg, vi ringrazio molto per essere qui oggi.

E’ facile per me parlarvi dei miei amici Stefano e Greg che conosco da molto tempo. Vorrei perciò che questo momento fosse un dibattito aperto e informale a cui vi invito a partecipare liberamente con domande e commenti.

Vi prego di approfittare di questo dibattito. Professionisti di esperienza come Stefano e Greg possono certamente trasmettervi approfondimenti interessanti su cosa realmente voglia dire operare sui mercati internazionali. Momenti come questo sono un’opportunità per imparare da chi ha già fatto esperienza in questo settore. Lasciamoci quindi ispirare da professionisti esperti come loro.

 

Il mercato dei servizi finanziari tra dinamismo e capacità innovativa

Personalmente, ho avuto modo di constatare come l’industria dei servizi finanziari sia un settore dinamico e dalla forte capacità di innovazione. Già dai tempi antichi, questo settore ha avuto un ruolo chiave nell’evoluzione della nostra società.

Bisogna, infatti, risalire al tempo degli antichi romani e, più avanti, al tredicesimo secolo, nel periodo delle repubbliche marinare, per trovare le prime banche, nate per finanziare l’agricoltura e le attività belliche.

Se cercate su Google “prima banca pubblica moderna del mondo”1, leggerete sicuramente del Banco di San Giorgio, fondato nel 1407 nel porto della città italiana di Genova.

Il Banco di San Giorgio divenne così potente che Niccolò Macchiavelli, l’autore de “Il principe” e padre delle moderne scienze politiche, lo descrisse come “uno Stato nello Stato”.

Fin dagli albori dell’industria dei servizi finanziari, il cambiamento è sempre stato una costante. Inizialmente, le banche si focalizzavano su commercio e scambi commerciali, ma presto divennero istituzioni complesse in grado di gestire numerosi e complicati flussi di danaro.

In passato, ho avuto l’opportunità di lavorare per BIPOP, una banca italiana di medie dimensioni, gestita da un lungimirante amministratore delegato, che mi permise, come membro del senior management team, di contribuire alla sua crescita trasformandola da banca locale a banca online fra le più importanti del mercato.

Attraverso la allora controllata Fineco, BIPOP registrò una crescita a tre cifre del patrimonio e dell’utile netto per cinque anni consecutivi. Nello stesso periodo, la sua capitalizzazione di Borsa passò da 300 milioni di euro a più di 20 miliardi, grazie a un modello di business che sfruttava in modo innovativo la distribuzione online e multicanale.

Ecco perché credo fortemente nell’innovazione.

Successivamente, divenni amministratore delegato de La Centrale Merchant, un’istituzione che aveva come azioniste due grandi compagnie assicurative: l’italiana Assicurazioni Generali e la tedesca Allianz.

Fu in quel periodo che l’allora Ministro delle Finanze italiano, Giulio Tremonti, mi nominò membro del Comitato degli Esperti della Cassa Depositi e Prestiti, la più grande banca per le infrastrutture al mondo.

Ancora oggi, mi occupo di consulenza nel settore delle infrastrutture e delle grandi opere in Paesi in forte crescita. Alcuni chiamano questa attività “business diplomacy”, un’espressione che sottolinea la capacità di trovare il punto di convergenza fra le diverse necessità di una pluralità di soggetti.

***

Ritornando al settore dei servizi finanziari, ricordiamoci che non segue le stesse regole ovunque… ad esempio, Stati Uniti ed Europa si sono evoluti secondo modelli differenti.

Ad esempio, negli Stati Uniti, quando il Presidente Clinton, nel 1999, annullò il Glas Steagal Act, permise alle istituzioni finanziarie di compiere contemporaneamente attività finanziarie tradizionali e di investimento. Attività che, invece, in Europa, dovevano rimanere rigorosamente separate.

Oggi, i servizi finanziari continuano ad essere uno dei settori più dinamici dell’economia europea e, negli ultimi anni, hanno probabilmente visto il maggior numero di cambiamenti inaspettati della loro storia.

Starete probabilmente pensando alle conseguenze della crisi finanziaria iniziata nell’estate del 2007… certo, di sicuro questo è uno dei cambiamenti di cui vi parlerò, ma non è l’unico. E non tutti sono così negativi…

Facciamo un paragone con gare automobilistiche… la crisi finanziaria potrebbe essere paragonata a una curva molto stretta presa ad alta velocità. Non necessariamente si finisce fuori strada, dipende sia dalla macchina che si sta guidando sia dalle capacità del pilota.

Ricordate cosa accadde ai mercati derivati verso la metà del 2007? A un certo punto, nel bel mezzo del “Gran Premio”, mentre i mercati finanziari tenevano l’acceleratore premuto per correre verso nuovi obiettivi, negli Stati Uniti il mercato dell’ABS è improvvisamente crollato, trascinandosi dietro anche gli strumenti derivati.

Un evento che però non ha fermato la “corsa”. Certamente, tutte le istituzioni finanziarie sono state impattate da questa crisi, ma mentre alcuni cadono, altri emergono rapidamente adattandosi al nuovo scenario, a dimostrazione della dinamicità di questo settore.

A distanza di dieci anni, possiamo vedere che gli strumenti derivati non sono affatto scomparsi. Anzi sono un mercato più attivo che mai. Solo nell’Unione Europea ha raggiunto un valore nozionale stimato2 di più di 450 trilioni di euro a fine febbraio 2017.

Infatti, i derivati sono strumenti utili alla copertura dei rischi e non il male assoluto. Ovviamente, tutto dipende da come si usano.

***

Oltre al dinamismo, un’altra importante caratteristica di questa industria è la capacità di innovazione.

Ogni giorno, nascono nuovi prodotti finanziari per rispondere alle necessità più disparate. Sono prodotti molto diversi in termini di tipologia, rischio e complessità, ma sono tutti fondamentali per chi opera nel settore finanziario.

Pensate alla digitalizzazione, che ora è la tendenza principale dei servizi finanziari: immediatezza, semplicità e automatizzazione devono caratterizzare i servizi proposti sul mercato. Non è un caso l’esplosione delle criptovalute e delle transazioni digitali grazie alla nuova e rivoluzionaria tecnologia blockchain.

L’innovazione rappresenta l’abilità di questo settore a rilanciarsi continuamente, a rispondere rapidamente ai cambiamenti del mercato e dei clienti, siano essi aziende grandi o piccole, investitori, famiglie, consumatori o organizzazioni pubbliche.

 

Regolamentazione e competizione: opportunità o minaccia?

Le parole più importanti in questo settore restano “regolamentazione” e “competizione”.

Parliamo di regolamentazione. Negli ultimi 15-20 anni, abbiamo visto come i regolatori abbiano gradualmente intensificato la loro azione, costruendo un “recinto” intorno al settore finanziario per evitare nuove crisi e traumi.

Questo è particolarmente vero in Europa, ma vale anche a livello globale.

In termini di regole internazionali, abbiamo l’accordo di Basilea (il primo nel 1988, l’ultimo, Basilea 3, nel 2010), proposto dal Comitato di Basilea in rappresentanza delle banche centrali dei Paesi del G10, avente lo scopo di fornire chiare regole a livello internazionale per la supervisione delle banche e di allinearne i requisiti patrimoniali. Un intervento considerato prioritario, visto il rapido processo di globalizzazione di questo settore.

Personalmente, ho cominciato a comprendere meglio l’impatto dei coefficienti di capitale quando sono entrato a far parte del programma di Gestione Strategica dell’INSEAD a Fontainbleau. Uno dei miei professori era Jean Vermine, membro della commissione incaricata di introdurre le regole di Basilea 1 in Europa.

Queste sono regole profondamente radicate nella cultura bancaria europea. L’accordo di Basilea 3, in particolare, introduce parametri di liquidità, di capitale, di adeguatezza e di leva finanziaria. Lo scopo di tali regole è limitare i rischi e mitigare le perdite. In sintesi, maggiore è il rischio che la banca si assume, maggiore è il capitale che dovrà avere.

Queste regole hanno avuto un forte impatto sulle banche, rendendole più selettive nella concessione di credito alle imprese e quindi riducendo la loro capacità di sostegno all’economia.

Come conseguenza di Basilea 3, le banche sono state obbligate a migliorare l’efficacia dei loro processi di compliance e di gestione del rischio.

Ma, prima di tutto, le banche sono state obbligate a ridurre la leva finanziaria e a rinforzare il capitale. Questo fatto ha comportato:

  • la raccolta di nuovi capitali sul mercato3
  • la richiesta ai clienti di più alti parametri di merito creditizio
  • la vendita di crediti problematici4, gli NPL
  • la cessione di beni ad elevato assorbimento di capitale, per trasformarli in liquidità

Si consideri che, non appena le regole di Basilea 3 furono comunicate, le banche europee ridussero il loro coefficiente di leva finanziaria (misurato sul patrimonio netto) da una media di circa 29x a 25x5.

Inoltre, per rinforzare il capitale, molte istituzioni furono spinte ad aggregarsi, alimentando il mercato M&A. Stefano, fra poco, approfondirà meglio questo aspetto molto importante.

Dall’altro lato, la pressione sul capitale ha creato un altro importante mercato: quello degli NPL, recentemente esploso come conseguenza di anni di rallentamento economico.

A seguito delle nuove regole, gli intermediari sono stati costretti a sbarazzarsi dei crediti in sofferenza, permettendo così la nascita sul mercato di operatori specializzati nella gestione di questo tipo di rischio, con l’effetto di dare un rapido sostegno alla stabilità e alla redditività del settore bancario, pressato dalla grande mole di crediti inesigibili6.

Questi soggetti stanno comprando NPL e creando valore dalla loro efficiente gestione.

Su questo tema, possiamo avvalerci dell’esperienza di Greg, che in Goldman Sachs ha creato con successo un dipartimento completamente dedicato alla gestione degli NPL.

Ciò nonostante, l’ammontare totale di NPL in Europa è ancora molto ampio, pari a 950 miliardi di euro. Quindi, credo ci sia ancora molto lavoro per Mr. Minson e i suoi colleghi…

… e per i suoi concorrenti, ovviamente. Come ho già detto, il mercato dei servizi finanziari offrirà sempre nuovi, interessanti, spazi di interesse e sarà sempre pronto ad accogliere nuovi operatori.

Il settore dei servizi finanziari sta diventando un’arena molto affollata e presa d’assalto da una moltitudine variegata di soggetti. Oggi, infatti, gli operatori tradizionali si devono confrontare con i nuovi arrivati dalla Cina e dal Medio Oriente. Paesi da poco sul mercato, ma che stanno rapidamente diventando concorrenti pericolosi.

Ma questa è una conseguenza inevitabile della globalizzazione…

Abbiamo visto solo un lato della medaglia, dall’altro troviamo invece una crescente competizione caratterizzata dalle nuove tecnologie. Viviamo nell’epoca della blockchain, delle valute virtuali e del FinTech.

L’uso di dati e analisi per prevedere le esigenze dei clienti, migliorare processi e servizi e prevenire frodi sta diventando sempre più diffuso.

La tecnologia porta anche una maggiore disintermediazione. I nuovi operatori sul mercato, come Apple Pay, Paypal e altri che offrono “piattaforme di benessere finanziario”, permettono ai clienti di pianificare, depositare, pagare e raccogliere fondi direttamente dai loro smartphone. Inoltre, si tratta di operatori che spesso sfuggono alla regolamentazione degli operatori tradizionali (c.d. shadow banking).

Ma questa è una conseguenza inevitabile della digitalizzazione…

Competitività e regolamentazione sono entrambi strumenti positivi per aumentare l’efficacia del mercato dei servizi finanziari, ma ovviamente le regole devono essere uguali per tutti e garantire una sana concorrenza, per il bene dei consumatori.

 

Quale sarà il futuro?

A livello globale, l’Europa rimarrà il punto di riferimento per questo settore, a prescindere dalla Brexit.

La tecnologia finanziaria è di certo un’opportunità per l’intera economia: per utenti privati, aziende e operatori finanziari tradizionali.

In questo senso, sono convinto assisteremo a una collaborazione e a un’alleanza sempre maggiori tra operatori tradizionali e innovativi.

Naturalmente, rimangono rischi e minacce sul mercato dei servizi finanziari, che di certo non possono essere affrontati solo con regole o tecnologie… sono necessari manager qualificati e responsabili, che sappiano coniugare attenzione alla performance ed etica.

Gli stimati relatori qui presenti sono un esempio di manager responsabili e sono i più titolati per offrirci una panoramica sui servizi finanziari.

Dunque, Stefano, Greg… cosa potete dire al nostro giovane pubblico sui nuovi grandi cambiamenti nell’industria dei servizi finanziari? Per esempio, i cambiamenti tecnologici significano tempi duri per le banche o vedete un’alleanza vincente tra servizi bancari tradizionali e servizi innovativi?

Quali sono, a vostro parere, le principali tendenze che sperimenteremo in questo mercato?

Greg, Stefano, a voi la parola…

 

1 www.ft.com/intl/cms/s/0/6851f286-288d-11de-8dbf-00144feabdc0.html#axzz2ycmbeCR9 “The World’s First Modern, Public Bank,” Financial Times Magazine. 17 aprile, 2009

2 Fonte ESMA: https://www.esma.europa.eu/press-news/esma-news/esma-produces-first-overview-eu-dernplivative-markets-size

3 Dal 2014 fino alla fine del 2017, le banche dell’area dell’euro hanno visto aumentare il loro capitale di 234 bilioni di euro e hanno aggiunto 813 bilioni di euro di beni liquidi. Fonte: Commissione Europea

4 Il rapporto medio di NPL è diminuito di un terzo dal 2014 ed è in costante calo. Fonte: Commissione Europea

5 Fonte: Banca d’Italia, Questioni di Economia e Finanza, “Riduzione delle leve finanziarie delle banche dell’EU”, settembre 2014

6 Verso la metà del 2017, il rapporto medio di NPL delle banche europee è sceso al 4,6% (Q2 2017), raggiungendo il livello più basso dalla fine del 2014. Fonte: Commissione Europea

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