Nuovi business leader per un mondo globalizzato

E’ sempre un grande piacere partecipare alle iniziative organizzate dalla Gabelli School of Business, la scuola di business di Fordham University.

Così anche lo scorso 18 maggio, quando al Lincoln Center a Manhattan – sede che si affianca allo storico campus del Bronx fondato nel 1841 – si sono assegnati i riconoscimenti agli studenti della prima classe del corso di laurea in Global Business, partito nel 2014 presso la nuova sede nel cuore economico e finanziario di New York. Ormai prossimi alla laurea, i migliori studenti e, insieme a loro, le figure autorevoli che più hanno contribuito alla crescita della Scuola, sono stati premiati dai vertici della Gabelli School.

In questa cornice, ho avuto l’onore di ricevere dalle mani della preside Donna Rapaccioli, il premio International Awareness Award 2018, assegnato per la prima volta in assoluto proprio quest’anno. Un riconoscimento di cui sono molto orgoglioso, ricevuto da una persona che stimo profondamente e da una comunità accademica cui ho voluto contribuire fin da quando mio figlio Francesco vi si è iscritto sette anni fa.

Nell’osservare la gioia degli studenti premiati nel McNally Amphitheatre, era inevitabile essere contagiati da quell’energia giovanile che anch’io vissi durante i miei anni universitari.

Questi ragazzi stanno per completare il loro ciclo di studi e presto cammineranno nel mondo con il loro bagaglio di conoscenza e valori.

Un mondo ormai globalizzato dove limiti e confini cambiano di giorno in giorno.

Nella sfera personale come negli affari, saranno chiamati a fare delle scelte che, mi auguro, rispecchieranno i valori guida dell’università che li ha preparati a diventare i leader di domani: conoscenza, etica e desiderio di incidere positivamento a livello globale.

Per essere veri leader, non basta, infatti, conoscere le più avanzate tecniche per valutare un investimento, oppure saper costruire i migliori algoritmi per la gestione dei patrimoni. Questi sono i mattoni su cui costruire il futuro, ma per tenerli insieme serve una buona malta, resistente e resiliente allo stesso tempo: l’etica. Con etica intendo una coscienza in grado di orientare le nostre scelte verso un cambiamento positivo per sé stessi e per gli altri in grado di essere una solida base comune di cooperazione. Nell’epoca delle culture che si incontrano e, spesso purtroppo si scontrano, è proprio l’etica che può dare forma al futuro e il dialogo è probabilmente lo strumento più potente.

La globalizzazione e le spinte centrifughe degli ultimi decenni hanno reso rapidamente obsoleta la formazione tradizionale, storicamente strutturata in silos di competenza ben separati e fra loro quasi impermeabili.

Da economista e banchiere di investimento penso soprattutto al mio ambito, quello economico e finanziario, dove la gestione del danaro e degli affari fino a un decennio fa lasciava pochissimo spazio ad argomenti come il valore dell’essere umano, la sostenibilità e i grandi temi sociali legati all’economia. Tutto ciò era demandato alle materie umanistiche, a torto considerate solo come accessorie.

In pochi anni le cose sono radicalmente cambiate: oggi quelle stesse materie umanistiche regalano nuove sensibilità a un settore che – non a caso – nel 2008 è arrivato a mostrare al mondo tutti i suoi limiti.

Fra coloro che, fattivamente, hanno contribuito al cambio di rotta non posso non menzionare Mario Gabelli, grande benefattore cui è intitolata l’omonima Scuola di Business di Fordham University. A lui il merito di aver saputo vedere lontano, immaginando nuovi e migliori business leader formati coniugando gli affari con l’etica, secondo i canoni di insegnamento della tradizione dei gesuiti, votata alla conoscenza orientata fattivamente al bene.

Sostenibilità e responsabilità sono le parole chiave del terzo millennio, cui la Gabelli School risponde con una proposta formativa all’avanguardia, tanto da diventare un punto di riferimento nell’insegnamento di un’economia socialmente responsabile.

Tuttavia, guardando in avanti, vedo come passo successivo una formazione ancor più innovativa, l’inserimento di contenuti e percorsi esperienziali con l’obiettivo di arricchire le competenze comportamentali degli studenti. In particolare, le competenze legate alla gestione delle relazioni.

Oggi, saper costruire relazioni di qualità è tutto, soprattutto in questa era globale-digitale, in cui siamo costantemente immersi in un flusso incessante di contatti, il più delle volte complicati dall’uso di telefono, chat ed email. Tutti strumenti che garantiscono immediatezza di recapito, ma non sempre efficacia di comprensione.

Si pensi ad esempio all’importanza del saper costruire buone relazioni in un settore come la “business diplomacy”, per me esemplare per capire le nuove possibilità prodotte dalla globalizzazione.

E’ un ambito nel quale opero da diversi anni, in cui è la capacità del singolo di costruire rapporti di fiducia con governanti, decisori e figure imprenditoriali o istituzionali di Paesi stranieri – anche ad elevata complessità e con molte barriere all’ingresso – ad aprire le porte a multinazionali che in quel Paese vogliono operare. Una buona reputazione, buone competenze relazionali e una buona diplomazia permettono di creare importanti opportunità.

Considerando la crescente globalizazione, è determinante che un giovane riceva una formazione distintiva anche su questi aspetti più “soft”, perché business, valori e relazioni sono tre aspetti complementari e chiave per il successo.

Ricordiamoci però che il successo non si misura in rendimenti a doppia cifra, ma è anzitutto riuscire a incarnare i valori trasmessi dall’insegnamento etico e valoriale e diventarne ogni giorno ambasciatori. Questa è la vera sfida.

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