Premio “Gabelli School International Awareness Award 2018”

Donna, Mario, pregiatissimi docenti e studenti, Signore e Signori… buon pomeriggio.

Sono onorato di ricevere oggi questo inaspettato riconoscimento da parte della Gabelli School of Business. Vi ringrazio di cuore.

Dal giorno in cui mio figlio Francesco ha iniziato a frequentare la Gabelli School of Business, 7 anni fa, mi sono subito sentito parte di questa comunità.

Mi è davvero difficile esprimere a parole quanto io sia felice di contribuire al successo di questa autorevole istituzione.

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Vorrei perciò approfittare dell’occasione per condividere con voi qualche riflessione sullo scenario economico globale… ma, prima di iniziare, voglio congratularmi con la preside Donna Rapaccioli, con l’eccellente corpo docente e tutto il meraviglioso personale della Gabelli School. Il vostro impegno e la vostra dedizione non solo stanno compiendo la missione della scuola, ma stanno anche elevando il suo prestigio a livello nazionale e internazionale.

Conoscenza, etica ed eccellenza sono la vera forza della scuola, sono questi gli aspetti che hanno reso la Gabelli School of Business un punto di riferimento nell’insegnamento economico socialmente responsabile… temi di vitale importanza quando si tratta di formare leader responsabili e consapevoli.

Una forza ispiratrice che viene da una figura di rilievo del mondo finanziario. Un modello, la cui lungimiranza nel promuovere un’istruzione di eccellenza ha, in così breve tempo, indirizzato le vite di così tanti giovani. Grazie Mario1… siamo orgogliosi di essere qui con te!

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Come Mario, anche io sono fermamente convinto che l’attività di impresa debba contribuire positivamente al miglioramento del mondo in cui viviamo.

Sono nato in Italia ed educato ai valori tradizionali… valori che arrivano da molto lontano, penso al Mos Maiorum dell’antica Roma… alla definizione di Bene di Aristotele… all’ideale di libertà illuminista…

Sono cresciuto in un contesto cattolico per poi ispirarmi anche ai principi della Carta Atlantica. Gli stessi che hanno guidato i Padri Fondatori nella costituzione del primo Paese della storia a riconoscere diritti individuali ai cittadini: gli Stati Uniti d’America.

Purtroppo, le tradizioni sono oggi messe a dura prova dalla globalizzazione, con Europa e Stati Uniti che hanno preso posizioni assai diverse.

Isolazionismo verso multilateralismo. Storicamente, questo, è un tema molto dibattuto nelle relazioni internazionali. Oggi ancor di più, visto il grande numero di conflitti sparsi in tutto il mondo.

Ma oggi non sono qui per parlare di fratture politiche e di divisioni. Sono qui per parlare della globalizzazione e dei suoi tanti vantaggi.

Pensando alla Bibbia, mi domando: non è stato forse lo Spirito Santo il primo a promuovere la globalizzazione?

Lo Spirito Santo è stato mandato da Nostro Signore per dare agli Apostoli l’abilità di parlare tutte le lingue del mondo. E’ disceso per la seconda volta sotto forma di lingua di fuoco per diffondere la grazia della conoscenza, fondamento dell’educazione.

La diffusione globale della cristianità ci offre molti esempi.

Se padre McShane fosse qui, sicuramente citerebbe il fratello Matteo Ricci, membro della Compagnia di Gesù che, nel XVI secolo iniziò la sua missione di evangelizzazione in Cina.

Un lavoro che richiese una profonda e accurata conoscenza della cultura cinese: imparare a leggere e a scrivere in cinese, studiarne i costumi, l’organizzazione sociale e la politica. Un sapere che fu prezioso strumento per la diffusione del messaggio cristiano.

Matteo Ricci ha messo in atto uno scambio culturale rispettoso, pacifico e libero, per aprire la strada a una nuova, vera cristianità cattolica.

Le stesse competenze sono oggi necessarie per lavorare nel nostro mondo interconnesso e globalizzato.

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Non ci sono più dubbi: la globalizzazione è, e sarà, una presenza costante nella nostra vita.

La possiamo vedere in diversi modi: come incontro fra diversità, come parte della nostra vocazione umana a socializzare con gli altri, come necessità o desiderio di complementarietà.

Comunque la vediate, ciò che non deve cambiare è il modo con cui approcciamo la diversità. In questa interdipendenza di culture, l’etica deve essere la base comune su cui costruire conoscenza reciproca e cooperazione. E il dialogo è lo strumento più importante che abbiamo per farlo.

Questo è l’unico modo con cui possiamo costruire una prospera comunità globale.

Etica e business non sono in competizione, ma complementari.

E’ proprio partendo da qui che i nostri giovani laureati possono trovare l’ispirazione per “andare nel mondo” in modo responsabile e costruttivo. Saranno loro i migliori ambasciatori della nostra scuola e dei suoi valori.

Miei cari studenti, la richiesta che vi faccio è di incarnare questi valori nella vostra vita e di applicarli sempre lungo il vostro percorso professionale. I nostri valori e la nostra tradizione gesuita sono le nostre risorse più preziose.

Vi prego di ricordare sempre di essere uomini e donne compassionevoli nel vostro lavoro… questo vi aiuterà a scoprire e creare nuove idee e a trasmetterle alla generazione successiva.

Le imprese hanno una grande responsabilità nel costruire una società migliore e lo possono fare anche andando ben oltre il semplice profitto.

Vi ricordo il motto ispiratore di Sant’Ignazio: “Sii migliore, fai di più, aiuta gli altri”. Permettetemi di aggiungere “Vai nel mondo”.

Grazie

 

1 ndr: Mario Joseph Gabelli è economista e filantropo statunitense. Promotore della Gabelli School of Business

 

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