Russia e Cina, un’alleanza che fa paura a Trump

Russia e Cina sono sempre più vicine. Un’alleanza che mira a indebolire l’influenza degli Usa in Medioriente e in Europa.

Le recenti manovre militari note come “Vostok 2018” segnano uno spartiacque importante tra l’oriente filorusso e un Occidente dove Washington pare faccia fatica a mantenere la propria influenza decisiva.

Le esercitazioni militari svolte lo scorso settembre in Siberia e nell’est russo, sono le più imponenti dalla fine della guerra fredda, impiegando oltre 300mila uomini, 35mila carri armati e mille aerei. Ma la vera novità è stata la partecipazione congiunta, per la prima volta, di truppe cinesi con oltre 3mila effettivi. Una manifestazione di forza che certamente ha attirato l’attenzione vigile della NATO.

La Cina, il gigante economico oggi tornato a essere partner privilegiato di Mosca, e la Russia sono in questo momento accomunate dai difficili rapporti con l’Occidente, soprattutto con gli Stati Uniti. Infatti, mentre la Cina è oggetto di una guerra commerciale scatenata da Washington, la Russia subisce le sanzioni degli Stati Uniti e dell’Europa. Una situazione che ha di fatto spinto i due Paesi l’uno tra le braccia dell’altro.

E’ tuttavia da osservare che Cina e Russia non sono alleati naturali, considerando storiche incomprensioni e sottrazioni di porzioni di territorio subite Pechino. È stato Vladimir Putin a ricucire gli strappi fra i due Paesi e a costruire con la Cina un nuovo rapporto, magari non di amicizia, ma di cooperazione strategica, basandosi sulla comune ostilità verso gli Stati Uniti e le sue politiche di supremazia militare ed economica. In particolare attraverso l’imposizione di un liberismo sempre più spinto.

Queste esercitazioni rappresentano, a tutti gli effetti, una manifestazione di forza e una svolta decisiva nella risposta alle minacce del Pentagono. Storicamente, le relazioni della Russia con la Nato e l’Unione Europea sono state discontinue, e spesso la Russia ha cercato il sostegno del vicino cinese. Nonostante gli interessi fra i due giganti siano spesso divergenti, sul fronte economico hanno saputo trovare la giusta intesa, come dimostrato dalle relazioni commerciali in essere e dall’entusiasmo manifestato dalla Russia per l’Iniziativa della Nuova Via della Seta.

Proprio il presidente russo Vladimir Putin aveva dichiarato che il progetto «segna l’inizio di una nuova fase di cooperazione in Eurasia» e, nonostante il conflitto ancora aperto fra Russia e Ucraina, la Cina si è recentemente avvicinata al governo di Kiev, offrendo la disponibilità a investire nel Paese ben 7 miliardi di dollari in infrastrutture connesse alla realizzazione dell’ambizioso progetto, in virtù del fatto che l’Ucraina sarà una tappa cruciale nel viaggio di Pechino verso l’Europa.

Potrebbe essere l’inizio di una guerra ‘economica’ di portata globale? In questi ultimi due anni è fuor di dubbio che l’Amministrazione Trump abbia usato il pugno di ferro contro i Paesi che rappresentano una minaccia alla supremazia internazionale degli USA. Nel tentativo di tutelare gli interessi nazionalistici del proprio Paese – la cui egemonia sembrava negli ultimi anni essersi offuscata a causa dell’emergere di nuove potenze mondiali – Trump ha adottato una politica estremamente aggressiva, fatta anche di minacce e sanzioni, che ha però ottenuto il risultato di riavvicinare pericolosamente i due colossi asiatici, Russia e Cina.

Nello specifico, Pechino si è vista infliggere dagli USA un aumento dei dazi commerciali a tutela del mercato americano, oltre alla prospettiva del progressivo abbandono del territorio cinese da parte delle multinazionali americane oggi presenti. Dal lato suo, Mosca sta facendo i conti con le pesanti sanzioni economiche imposte dall’Europa e dagli Stati Uniti, che ne sono stati i principali promotori.

Date queste premesse, è stato quindi un passo obbligato per Cina e Russia rafforzare i loro rapporti per cercare una collaborazione economica. Collaborazione suggellata dall’incontro al vertice tra il presidente russo Vladimir Putin e il collega cinese Xi Jinping, avvenuto a Vladivostok lo scorso 12 settembre.

Non è un mistero, infatti, che i cinesi vedano la politica commerciale USA come un tentativo esplicito di frenare l’ambizione della Cina di affermarsi come grande potenza industriale e tecnologica in grado di competere ad armi pari con gli Stati Uniti.

I dazi sono il naturale prologo attraverso cui si stanno scaricando le frizioni latenti fra questi due grandi sistemi economici. Non dimentichiamo infatti il forte deficit commerciale di Washington verso Pechino. Una situazione che di certo aggrava le paure USA di subire l’ascesa di una nuova superpotenza economica che, anche grazie al mega-progetto de “La Nuova via della seta”, potrebbe ricalibrare stabilmente gli equilibri internazionali più a est.

Più che di guerra commerciale, è giusto parlare di una “guerra economica” a tutto campo. Senza contare che la Russia è da tempo il più grande fornitore di petrolio della Cina e una fonte energetica strategica per il futuro del miliardo e mezzo di cinesi.

Presupposti che fanno temere che una saldatura durevole tra i due attori possa compromettere la leadership degli Stati Uniti e della Nato nel panorama mondiale.

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